Termoregoliamoci

21-Oct-2016

 

Quasi tutti gli anni nella prima metà di ottobre, al sopraggiungere di qualche giornata fredda, la domanda che si sente continuamente ripetere, soprattutto da chi ha un riscaldamento centralizzato, è: “Ma quando accendono i caloriferi?”

 

Chi vive a Milano sa che il periodo di accensione dei riscaldamenti va dal 15 ottobre al 15 aprile, ma forse non tutti sono a conoscenza del fatto che questi periodi variano da città a città. Più precisamente, i comuni italiani sono stati suddivisi in 6 zone climatiche, dalla A alla F; a seconda della fascia in cui si ricade, varia il periodo in cui è possibile l’accensione del riscaldamento, come si può vedere dalla tabella. 

 

 

Oltre al periodo di accensione, come si nota, viene anche regolamentato il numero di ore in cui il riscaldamento può restare in funzione in un giorno. In zona F, la più fredda e quindi senza vincoli orari o mensili di accensione, come si può facilmente immaginare ricadono prevalentemente comuni alpini, quali Bardonecchia, Livigno o Cortina d’Ampezzo, ma vi sono anche comuni siti in zona appenninica, come Roccaraso; nella zona A, la più “calda” rientrano solo: Porto Empedocle, Lampedusa e Linosa. La zona climatica col maggior numero di comuni, la maggior parte dei quali nel nord Italia, è invece la E: 4271!

 

Ma su quale principio è stata effettuata questa suddivisione in zone?

 

Bisogna prima di tutto definire il concetto di “grado giorno” (GG): esso è definito come la somma, estesa a tutti i giorni di un periodo annuale di riscaldamento, delle sole differenze positive giornaliere tra la temperatura dell'ambiente, fissata convenzionalmente, e la temperatura media esterna giornaliera. Ogni Stato ha un proprio valore di riferimento; per l’Italia, esso è fissato a 20 °C (salvo per alcuni particolari luoghi, come ospedali  o aree dedicate ad attività industriali, dove può essere più o meno elevato).

Il “grado giorno” definisce quindi il fabbisogno termico necessario per riscaldare un’abitazione, o un’altra tipologia di locale, in una specifica località. Un totale di GG basso indica temperature medie vicine o spesso superiori ai 20 °C: ci troviamo quindi in una zona calda, dove l’accensione dei riscaldamenti servirà per poco tempo durante l’anno; un totale elevato, invece, è indicativo di un clima più rigido e quindi con un fabbisogno di utilizzo del riscaldamento, talvolta, addirittura, anche nel periodo estivo.

Per ogni comune sono stati quindi calcolati i gradi giorno medi di riferimento, riassunti nell’allegato del DPR 26/08/1993 n. 412. Sulla base di questo valore sono state definite le sei zone climatiche.

 

 

Sestriere è il comune italiano più “freddo”, col numero di gradi giorno più elevato (5165); Lampedusa e Linosa i più “caldi”( solo 568 GG). 

 

E se fa troppo freddo o troppo caldo?

 

Ogni anno, ovviamente, a seconda di quanto la stagione fredda si presenti in maniera più o meno rigida, il valore totale effettivo dei gradi giorno di una località può variare anche significativamente. Ma le zone climatiche a cui fare riferimento per l’accensione del riscaldamento restano comunque per convenzione quelle sopra indicate: questo può portare, talvolta, a dei controsensi. Possono difatti verificarsi episodi come quello della prima decade di aprile 2011, quando a Milano furono addirittura superati i 33 °C e, nonostante ciò,  in molti stabili i riscaldamenti erano ancora accesi; o, viceversa, possono esserci giorni particolarmente freddi e umidi al di fuori del periodo di accensione previsto. In quest’ultimo caso, spesso, i comuni in gioco deliberano affinché sia possibile un’accensione straordinaria degli impianti, perlomeno per un orario ridotto.

 

Quando invece fa particolarmente caldo, come nel caso precedentemente citato, sta anche al buonsenso capire quando è il momento di spegnere i termosifoni o addirittura le caldaie; da questo punto di vista verranno anche in aiuto le valvole termostatiche, obbligatorie dal 2017 per le case con riscaldamento centralizzato: impostato un determinato valore, esse chiedono meno calore all’impianto di riscaldamento quando la temperatura è prossima o superiore a quel valore. Permettendo, così, anche un notevole risparmio economico, oltre a un maggior benessere fisico.

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