Secondo (il) Tempo

11-Nov-2016

 

C’è chi lo ama, c’è chi lo odia, c’è chi ne ostenta una più o meno sincera indifferenza, ma, che piaccia o meno, il calcio è oggi come allora un’indiscussa componente dell’italianità. E se Rita Pavone, nel lontano 1962, s’interrogava dubbiosa sul fatto che la propria compagnia domenicale fosse preferibile a quella di una partita di pallone, oggi di contro gli stadi stanno puntando sempre più a divenire non solo luoghi di intrattenimento e divertimento, ma anche momenti di condivisione e aggregazione, oltre ogni distinzione di genere e di età.

 

 

 Certo di cose, negli ultimi decenni, ne sono cambiate parecchie. Ricordo bene quando da bambina, nelle cupe domeniche invernali, mio padre, munito di sciarpa, cerata e una encomiabile dose di volontà per far fronte a 90 minuti di gelo e pioggia battente, cuscinetto sottobraccio partiva alla volta di San Siro. Le intemperie di stagione, in fondo, facevano anch’esse parte del gioco, così come il fatto di poterne essere sorpresi in contropiede, ritrovandosi talvolta a doversi inventare un riparo di fortuna da un’improvvisa grandinata, ad affondare le scarpe in una nevicata fuori programma o a vedere scomparire i giocatori tutto a un tratto dentro una fitta coltre di nebbia scesa, magari proprio sul più bello, nella trepidante frenesia della zona Cesarini. Certo erano altri tempi. Quando tablet e smartphone non erano che avveniristici oggetti usciti da una scena di Ritorno al Futuro, quando la tecnologia assai più limitata se da un lato facilitava la vita un po’ meno di oggi, dall’altra aiutava però certamente a prendere l’inatteso con un po’ più di filosofia, quando non sapere che tempo avrebbe fatto da lì a poche ore era un presupposto ritenuto ancora in qualche misura accettabile. E da questo punto di vista, il mondo del calcio e dello sport in genere non faceva certo eccezione.

 

 

 Ben diversa è la situazione oggi, quando non solo le persone, ma le stesse società sportive e gli enti che gestiscono le relative strutture richiedono di poter contare su servizi meteorologici previsionali sempre più affidabili, in grado di fornire precise indicazioni su quanto potersi aspettare in occasione di un particolare evento, al fine di intraprendere tutte le buone pratiche volte a garantirne il migliore svolgimento possibile per giocatori e spettatori. Se da una parte infatti, al pari degli pneumatici durante le gare di Formula 1 e MotoGP, anche i tacchetti delle scarpe dei calciatori da utilizzare durante una partita vengono scelti sulla base delle condizioni del terreno di gioco, a loro volta strettamente dipendenti da quelle atmosferiche, dall’altra gli stessi stadi, benché ormai per gran parte coperti nei settori delle tribune, hanno necessità di adottare tutta una serie di accorgimenti in caso di fenomeni atmosferici avversi in prossimità di un incontro.  Si  va dalla semplice distribuzione agli spettatori di accessori antipioggia ad opere di prevenzione del gelo in inverno, attraverso lo spargimento, sulle strutture aperte degli impianti e sui piazzali circostanti, di sale e prodotti usati anche negli aeroporti per evitare la formazione di ghiaccio, dalla copertura delle poltrone delle tribune d’onore per proteggerle da sole intenso o forte umidità, alla messa in atto di veri e propri piani neve, con enorme dispiego di forze, mezzi e risorse nel caso in cui vi sia un rischio concreto di un episodio nevoso prima, dopo o durante il match. 

 

 Non solo. Ma ancor più importante per uno stadio, ora come non mai, è la qualità del suo fiore all’occhiello, il terreno di gioco, su cui evidentemente le condizioni meteorologiche e climatiche hanno un’influenza enorme. Negli impianti più moderni, sul campo sono posizionate lampade utili a creare un microclima adatto alle esigenze del prato, con particolare riguardo alle condizioni di luminosità e di umidità, mentre al di sotto dello stesso corrono serpentine di acqua calda in grado di garantire che il manto erboso non vada mai in dormienza, ma viceversa, percependo sempre un certo tepore (14/15 °C), continui a vegetare.


 

 Eppure, nonostante tutti gli accorgimenti che si possano adottare per ridurre al minimo il rischio di impatto del tempo sul normale svolgimento di una partita di calcio, così come di ogni altro evento sportivo all’aperto, ancora una volta, anche in questo ambito, l’ultima parola non è di chi sta da questa parte del cielo e può così capitare che le condizioni meteorologiche siano talmente avverse da imporne la temporanea sospensione o il definitivo rinvio.  Nel calcio, ciò può accadere qualora sul terreno di gioco siano presenti pioggia o neve in quantità tali da non consentire il normale rimbalzo del pallone, lastre di ghiaccio che possano rappresentare un pericolo per la sicurezza dei giocatori, vento così forte da impedire alla sfera di rimanere ferma nelle riprese del gioco (calci di punizione, rinvii, calci d’angolo, …) o visibilità talmente scarsa da rendere impossibile per l’arbitro controllare tutto il campo da porta a porta.

 

 In Italia questo accade in verità a tutt’oggi piuttosto frequentemente, lasciando spazio a non poche polemiche sul fatto che l’inadeguatezza della maggior parte degli impianti determini un numero di rinvii di gare per maltempo assolutamente eccessivo, specie se rapportato a quanto avviene in Germania e in Inghilterra, dove le condizioni climatiche, specie nel periodo invernale, sono certamente assai più rigide.

 

 

 

Quale che sia la verità, se si considera che il tempo meteorologico è stato in grado di condizionare l’esito di alcuni eventi storici di importanza mondiale, come il celeberrimo sbarco in Normandia, non è poi così inaccettabile rassegnarsi all’idea che, anche nel 2016, almeno in qualche misura, possa ancora influenzare l’andamento di una partita di calcio.
Dopotutto, nel calcio come nella meteorologia, nulla è mai del tutto presagibile e di fronte alla domanda: per la partita si prevede una pioggia di goal o risultato congelato sullo 0-0? Tutti in fondo possono improvvisarsi meteorologi. Almeno per 90 minuti più recupero.
 

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