Mai così freddo

20-Jan-2017

 

 

 

È ormai da diversi giorni che il freddo avvolge la nostra Penisola e, benché le temperature medie siano in realtà in linea con quelle del trentennio di riferimento (1971-2000), soprattutto al Nord, va detto che gli inverni degli ultimi anni sono stati decisamente più miti. Non sono solo però gli effettivi valori registrati dalle stazioni meteorologiche sparse su tutto il territorio italiano a fare notizia; come in tutti i periodi durante i quali si attraversano condizioni atmosferiche estreme - che siano di caldo o di freddo intensi – sono i valori di temperatura percepita a diventare protagonisti di servizi televisivi e articoli stampati. Spesso e volentieri a sproposito.

 

Facciamo subito quindi una doverosa premessa: esistono diversi fattori che influenzano oggettivamente la percezione dell’effettivo livello di mercurio nella colonnina ma, di fatto, la temperatura percepita non esiste (esistono però degli indici, di cui parliamo più avanti).

 

 

Certo, è assolutamente vero che non sempre, alla stessa temperatura dell’aria, si ha la stessa sensazione di caldo o di freddo, perché parametri come umidità, vento e irraggiamento solare entrano in gioco.

Stare al sole quando fuori ci sono 5°C è di certo “più caldo” che starci alla stessa temperatura con cielo coperto; se poi oltre alla copertura nuvolosa si aggiunge anche il vento, la sensazione di freddo aumenta ulteriormente. Anche l’umidità è un fattore importante: 5°C con cielo terso sono più sopportabili che 5°C in mezzo alla nebbia.

Esistono quindi le conversioni dei parametri medi tra temperatura registrata, umidità, densità dell’aria, vento e temperatura percepita, ma la loro valenza è puramente a titolo di curiosità: un’indicazione generica e nulla più. Anche perché, in aggiunta, sulle percezioni tutto può valere, essendo appunto sensazioni, cioè rilevamenti soggettivi che il freddoloso percepirà diversamente dal caloroso. Ecco perché l’unica validità ufficiale rimane la temperatura registrata da un termometro. Coadiuvata in primis, questo sì, da misurazioni di vento e da umidità e da osservazioni delle condizioni del cielo.

 

 

Come in estate si parla di calore percepito, e di indice Humidex (su questo torneremo in un post successivo), anche d’inverno si parla di freddo percepito, quantificato attraverso un indice che viene definito Wind Chill e che fu utilizzato per la prima volta nel 1936 da Paul A. Siple, ricercatore nell'Antartico. Con l'espressione Wind Chill si intende quel fenomeno per il quale, in presenza di vento, la sensazione di temperatura percepita dal nostro organismo risulta essere inferiore rispetto alla temperatura effettiva dell'aria.

Sono due i fattori principali che fanno sì che il vento “raffreddi” l’aria: in primo luogo, nelle parti del nostro corpo esposte all’aria il vento asporta quel sottile strato di calore a contatto con la nostra pelle. Il vento ha, infatti, la capacità di favorire l’evaporazione dell’umidità dalla nostra pelle e anche questo determina un ulteriore raffreddamento.

Naturalmente, dato che parliamo di sensazioni, sono solo gli esseri viventi a subire l'effetto Wind Chill, perché percepiscono il fatto che il vento fa raffreddare i loro corpi più rapidamente, e quindi è come se facesse più freddo rispetto alla temperatura reale.

Se lasciassimo infatti delle bottiglie d'acqua sul balcone con una temperatura di 4°C e con un vento forte (indice Wind Chill di -3°C) le bottiglie non congelerebbero affatto e non si romperebbero, perché il congelamento dipende dalla temperatura reale e non da quella percepita.

 

 

Analogamente, parlando di caldo afoso, gli indicatori di uso generale tengono conto solo di temperatura e umidità, se pur anche la ventilazione rivesta un ruolo importante.

Questo avviene, in parte, perché le misure di radiazione solare e di velocità del vento sono disponibili in quantità molto inferiore rispetto a quelle di temperatura e umidità, e perché, inoltre, la loro variabilità spaziale è assai più marcata; il dato che viene calcolato è espresso convenzionalmente in gradi, in quanto rappresenta una cosiddetta “temperatura apparente”, quindi una temperatura non vera, ma che, se l’umidità fosse pari ad un livello prefissato, dovrebbe essere quella che genera nelle persone la stessa sensazione di caldo provata nel caso reale.

 

Quando sentite quindi parlare di temperatura percepita, per valutare se l’informazione è più o meno attendibile, assicuratevi che si specifichi quale sia l’indice scelto e che vengano chiariti quali siano i presunti livelli di disagio, in rapporto ai valori scaturiti dal calcolo della stessa.

 

In mancanza di tali indicazioni, come specificato all’inizio, fornire un dato di “temperatura percepita” è privo di senso.

 

 

Non si sottovaluti, infine, il fattore psicologico. L’ondata di freddo che ha investito il nostro paese nelle ultime settime settimane è da molti percepito più intenso di quanto effettivamente sia a causa di fattori che nulla hanno a che fare con i parametri meteorologici citati: il fatto che negli ultimi anni ci si fosse abituati a temperature decisamente più miti, per esempio, o ancor di più, il fatto che il freddo si stia protraendo più o meno inalterato da diversi giorni ormai. Questo, come spesso avviene durante l’estate, rende il nostro fisico più insofferente e la nostra mente meno disposta a sopportare.

Del resto, per citare Emily Dickinson, “senza la neve l’inverno è una bugia”.

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