Con il fuoco nelle vene

27-Apr-2017

 

Quando si dice “scherzare con il fuoco”. Di queste velleità dovevano forse avere i progettisti del campeggio Vulcano Solfatara, situato all’interno dell’omonimo parco naturalistico, nel cratere dell’antico vulcano dei Campi Flegrei. Ci troviamo nel golfo di Pozzuoli, circa 10 km a nord-ovest della città di Napoli, in una vasta area nota sin dall’antichità per la sua intensa attività vulcanica e sismica. Da un punto di vista geologico, la superficie corrisponde alla grande caldera, del diametro di circa 12-15 km, del vulcano dei Campi Flegrei, che, sebbene attualmente in stato di quiescenza, è il più grande e pericoloso d'Europa, con un indice di esplosività di sette su otto; secondo uno studio condotto nel 2010, sembrerebbe che la sua eruzione di 39.000 anni fa, le cui ceneri, rinvenute fino in Groenlandia, schermarono i raggi del Sole provocando un “inverno vulcanico” di due anni, contribuì addirittura all'estinzione dell’uomo di Neanderthal.

Allo stato attuale, i segni di irrequietezza del vulcano non sono in realtà così gravi da farne prevedere un'eruzione imminente, ma l’allarme di fondo in ogni caso esiste. A destare una certa preoccupazione, in particolare, sembra essere stata nell’ultimo periodo la crescente intensità del fenomeno del bradisismo, ovvero, alla lettera, il movimento lento del suolo, contrapposto a quello rapido che si realizza invece nel corso di un terremoto. Testimonianza per eccellenza nei secoli del bradisismo flegreo è il macellum, ovvero il mercato romano noto come Tempio di Serapide, situato in prossimità del Porto di Pozzuoli, sulle cui rovine i fori prodotti dai datteri di mare, molluschi marini che vivono in ambiente costiero al limite tra l'alta e la bassa marea, evidenziano innalzamenti del livello del suolo a partire dal IV secolo d.C.. In tempi assai più recenti, negli anni compresi tra il 1970 - 1972 prima ed il 1982 - 1984 dopo, gli abitanti dell’area flegrea e di Pozzuoli in particolare furono testimoni di un fenomeno di sollevamento del terreno ancor più rapido che, in pochi mesi, portò quest’ultimo ad un livello più alto di circa 3,5 m. Il rigonfiamento, stimato di ulteriori 40 cm dal 2005 ad oggi, sarebbe associato alla formazione, da parte del magma in risalita, di un bacino sotterraneo di 3-4 km di diametro a 3 km di profondità (la stessa peraltro raggiunta in occasione dell’ultima eruzione, detta del Monte Nuovo, nel 1538) e tale fenomeno sarebbe comprovato da un aumento delle emissioni di gas, delle temperature del sottosuolo, oltreché della portata, della temperatura e del rapporto fra anidride carbonica e acqua delle fumarole.  

I segnali di risveglio del vulcano hanno indotto la Protezione Civile nel 2012 ad innalzare il livello di allerta da verde a giallo (attenzione), mentre parallelamente l’Istituto nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) ha intensificato l’attività di sorveglianza, lavorando in particolare all’identificazione del possibile “punto critico” oltre il quale la risalita del magma e dei suoi gas renderebbe instabile tutto il sistema. Raggiunte le condizioni critiche, infatti, il magma rilascerebbe grandi quantità di vapore, che, risalendo verso la superficie, indebolirebbero le rocce, aprendo due possibili scenari: un’eruzione, o, in alternativa, un aumento della viscosità del magma e quindi la fine della sua stessa risalita.

Se dunque cosa potrebbe accadere rimane incerto, quel che al contrario appare evidente è che più che dal simbolico e appariscente Vesuvio, che con la sua affascinante maestosità domina la città partenopea, è dal vulcano dei Campi Flegrei, metà a terra e metà in mare nel golfo di Pozzuoli, costellato da bocche eruttive, coni e fumarole, che gli abitanti di Napoli e dintorni dovrebbero ben guardarsi. Nonostante la forma di caldera anziché di montagna gli conferisca un aspetto “innocuo”, se greci e romani collocavano qui (nel lago di Averno, per la precisione) la porta dell’inferno, una ragione dopotutto ci sarà. 

Ma siamo proprio sicuri che il cono di roccia che si affaccia su uno dei golfi più celebri al mondo sia davvero così mansueto? I precedenti non giocano esattamente a suo favore, essendo ben noto che nel 79 d.C. una sua catastrofica eruzione seppellì pressoché istantaneamente le città di  Pompei ed Ercolano sotto tre metri di ceneri incandescenti. Allo stato attuale il Vesuvio è caratterizzato dalla presenza di un sistema idrotermale, che alimenta un campo di fumarole all'interno del cratere, sede di una modesta sismicità rappresentata da alcune centinaia di piccoli terremoti all’anno. Dopo l’ultima eruzione, verificatasi durante la Seconda Guerra Mondiale nel 1944, il vulcano è oggi in stato di quiescenza, ma è risaputo che potrebbe minacciosamente risvegliarsi da un momento all’altro, essendo a conti fatti assolutamente attivo ed avendo peraltro un’attività di tipo esplosivo: la presenza nelle sue viscere di un magma poco fluido facilita infatti la formazione di pericolosi tappi sotto i quali la pressione aumenta fino a quando, raggiunto il limite, l’energia viene liberata in un istante.  

Se qualcuno parlasse di questa zona della nostra penisola come di un’area “calda”, dovremmo dunque ammettere che, almeno da un punto di vista geologico, nessuna definizione fu mai più azzeccata.

L’attività dei vulcani campani viene costantemente monitorata dall’Osservatorio Vesuviano, il più antico osservatorio vulcanologico del mondo, fondato nientemeno che dal Re delle Due Sicilie Ferdinando II di Borbone nel lontano 1841. L’Osservatorio, che oggi fa capo all’ INGV, emette mensilmente un bollettino sullo stato dei vulcani attivi della zona, ovvero Vesuvio, Campi Flegrei e isola di Ischia, costantemente monitorati attraverso l'osservazione strumentale di parametri geofisici e geochimici.

A preoccupare maggiormente, in una situazione di realistica pericolosità come questa, è soprattutto la densità abitativa dell’area, specie se coniugata all’inadeguatezza e alla scarsa conoscenza da parte della popolazione dei piani di evacuazione predisposti in caso di emergenza. "I piani di evacuazione? Esisteranno, certo. Se io li conosco? No, ma penso che si tratti di fuggire" dice in una recente intervista ad un quotidiano il responsabile del camping della Solfatara.

Che una certa dose di fatalismo nella vita possa anche essere apprezzabile è indubbio. Lo sarebbe certamente altrettanto imparare a fare maggiormente tesoro degli insegnamenti che la storia ci fa.  

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