Lapponia: E…State da Babbo Natale!

31-Aug-2017

Oltre il Circolo Polare Artico, tra le regioni settentrionali di Norvegia, Svezia e Finlandia, laddove la foresta boreale della taiga si dirada progressivamente nel deserto artico della tundra, si estende una terra incantata, in cui il silenzio di distese incontaminate e candide per gran parte dell’anno, viene rotto solo di tanto in tanto dal suono di un campanaccio di qualche renna al pascolo. Si tratta della Lapponia, terra di miti e di contrasti, meta di leggendarie esplorazioni, regione ricca di fascino e di magia, dove il limite tra realtà e immaginazione si fa a tratti davvero labile. Non potrà essere un caso, del resto, se Babbo Natale ha scelto di adottarla come propria residenza in pianta stabile.

Non esiste un’altra porzione del vecchio continente con caratteristiche morfologiche e climatiche analoghe; il paesaggio, costellato nella parte più meridionale di  innumerevoli laghi ed estesissime foreste di pini, abeti e betulle e via via più spoglio procedendo verso le latitudini più alte, dove lo sguardo spazia tra rocce ricoperte di muschi e licheni, durante la stagione estiva è illuminato 24 ore al giorno: in questa porzione dell’anno, infatti, a causa dell’inclinazione dell’asse di rotazione terrestre, il Sole, impossibilitato a scendere al di sotto dell’orizzonte, di fatto non va mai a dormire durante le notti artiche.

A compensazione dell’incessante lavoro svolto nel periodo estivo, l’Astro è solito di contro prendersi una lunga pausa durante la stagione invernale, dominata dalla famosa ‘notte polare’ (anche chiamata ‘buio di mezzogiorno’, in contrapposizione al più noto ‘sole di mezzanotte’ dei mesi caldi dell’anno).

L’oscurità degli inverni lapponi, da una parte così spaventosa e cupa nel nostro immaginario, è però anche in grado di regalare emozioni uniche ed indimenticabili, quando il paesaggio, dipinto solo dal nero del cielo e dal bianco delle coltri di neve che lo ricoprono, si tinge improvvisamente delle tinte del rosso, del verde e del blu che disegnano gli archi di un’aurora boreale.

Il clima lappone è di tipo subartico, leggermente più temperato lungo le coste norvegesi occidentali, grazie all’azione mitigatrice delle correnti oceaniche, mentre in genere assume caratteristiche progressivamente più rigide e continentali spostandosi verso est. Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, l’estate è in genere piuttosto mite e piovosa, sebbene con escursioni termiche diurne piuttosto marcate e talvolta, tra i mesi di giugno e agosto, può anche sorprendere con giornate particolarmente temperate. In questo periodo dell’anno la vegetazione cresce rapidamente, approfittando del breve periodo climatico favorevole, come pure le zanzare, così prepotentemente protagoniste dell’ambiente, specie nella porzione più orientale del territorio lappone, da meritarsi l’inquietante epiteto di “flotta finlandese”.

Queste zone, infatti, sono quelle maggiormente interessate dalla presenza di permafrost, ovvero un tipo di terreno, il cui strato superficiale, sensibile ai cambiamenti climatici stagionali, si scongela parzialmente durante il periodo caldo dell’anno per poi ricongelarsi d'inverno, mentre quello profondo, non si è mai più scongelato dall’ultima glaciazione. Lo scioglimento della porzione superficiale del permafrost nella stagione estiva favorisce la generazione di gigantesche paludi, in cui a farla da padrone sono umidità e insetti.

 

Al contrario, l’inverno lappone, abbastanza asciutto, è caratterizzato da temperature particolarmente rigide e da sbalzi termici estremamente repentini in risposta al cambio di circolazione atmosferica. L’incursione di venti freddi provenienti dalla Russia continentale, è infatti all’origine di rapidi abbassamenti della colonnina di mercurio, anche di 12-15°C nel giro di poche ore e analogamente accade, al contrario, quando sopraggiungono da ovest correnti atlantiche più temperate.

 Per avere un’idea del freddo che si può trovare da queste parti durante la stagione invernale, basti pensare che il valore medio mensile della temperatura a Rovaniemi, ufficiosamente riconosciuta come “centro nevralgico” dell’area e situata nell’estremità meridionale della Lapponia finlandese, è di  -8,5 °C in dicembre, -12,5 °C in gennaio, -11 °C in febbraio, -6,5°C in marzo; valori tutto sommato “tiepidi” se rapportati ai -30 °C e oltre che assai frequentemente vengono raggiunti nelle zone più settentrionali. Condizioni certamente estreme anche per i ‘freddofili’ più convinti, impossibili da poter considerare come contesto di vita a meno di non nascere Sami, etnia tipica dalla zona. E se, anche tra questi, solo due individui in media per km2 - la qual cosa fa della Lapponia una delle regioni più disabitate d’Europa - decidono di trascorrere qui la loro intera esistenza dopotutto un motivo ci sarà.

Nonostante le temperature e le elevate latitudini, i mari che delimitano il territorio lappone sul versante occidentale difficilmente ghiacciano grazie all’influenza delle miti correnti oceaniche, mentre assai più facilmente ciò accade ai bacini che ne bagnano la porzione orientale. I numerosissimi laghi, fiumi e cascate che costellano il paesaggio riversano enormi masse di acqua nei mari circostanti, abbassando notevolmente la salinità di questi ultimi e facendo sì che nelle zone costiere si possa trovare con estrema facilità fauna ittica tipica di acqua dolce.

 

Renne, neve, acqua, luce, buio, ghiaccio, silenzio, aurore. Questi sono gli ingredienti che fanno della Lapponia, in momenti diversi, quanto di più si avvicini al sogno di una terra mitica, i cui contrasti ed estremi costituiscono in fondo il fattore chiave della sua stessa bellezza. Non rimane dunque che scegliere da quali di questi lasciarsi incantare, salire su una slitta e procedere in direzione nord.

E se, nel tragitto doveste imbattervi in un signore grassottello, con barba bianca e di rosso vestito, datemi retta: trattatelo con gentilezza. A tempo debito potrebbe ricompensarvi. 

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