Mai dire Anticiclone

8-Aug-2018

Di appellativi gliene sono stati attribuiti tanti, dallo spietato Hannibal, all’inquietante Caronte, all’impavido Scipione, scavando, in maniera molto fantasiosa ma assai poco scientifica, tra storiche memorie, personaggi mitologici e vecchie pellicole cinematografiche. Ma se forse il suo vero nome, Anticiclone africano, può risultare meno scenografico e accattivante, quel che è certo è che a volte i suoi effetti, quando nel periodo estivo decide di affacciarsi verso la nostra Penisola, possono risultare più “spaventosi” di qualsiasi leggendaria figura. Della sua natura e delle dinamiche che lo caratterizzano vi abbiamo già raccontato l’anno scorso in occasione di una delle tante ondate di caldo sulle regioni italiane delle quali d’estate tipicamente si rende protagonista. Quel che forse è meno noto è il tipo di carattere di questo anticiclone, che definisce e i suoi effetti sulle diverse porzioni della nostra Penisola e che lo differenzia sensibilmente dal suo compagno di scena estiva sull’area mediterranea: l’Anticiclone delle Azzorre.

 

 

L’Anticiclone africano, che staziona in modo semipermanente sul nord Africa, garantendo qui una persistente stabilità atmosferica e significative escursioni termiche, è alimentato dall’aria molto calda e secca proveniente dal deserto del Sahara. Nel processo di subsidenza, ovvero di discesa di aria dalla quota verso il suolo che caratterizza le aree anticicloniche, la compressione provoca un aumento di temperatura: se la massa d’aria è già in partenza molto calda, le temperature raggiunte per effetto della compressione possono essere davvero molto elevate. Quando l’Anticiclone risale verso nord, sull’Europa mediterranea, quindi sull’Italia così come sulla Francia meridionale e le isole del Mediterraneo centro-occidentale, la questione si fa poi ancora più ‘scottante’: le masse d’aria che si spostano all’interno della circolazione anticiclonica infatti, risalendo verso nord, scorrono sul mar Mediterraneo prima di raggiungere le nostre regioni e qui si caricano di umidità. In conseguenza di ciò, l’aria, già molto calda, diviene anche molto umida, rendendo così l’atmosfera particolarmente afosa.

 

Solitamente l’Anticiclone Africano è responsabile di ondate di calore brevi o comunque spesso interrotte da fasi circoscritte più fresche ed instabili, ma non mancano le eccezioni, che anzi negli ultimi anni stanno divenendo sempre più frequenti. Come dimenticare la caldissima estate del 2003, rimasta certamente ben impressa nella memoria di tutti non solo per i valori estremi di temperatura raggiunti, ma anche per la sua interminabile durata?

Data la sua tipica configurazione “a campana”  sull’area mediterranea, delle fasi di avanzata dell’Anticiclone Africano a farne le spese in Italia, quantomeno in termini di valori massimi di temperatura effettivamente raggiunti - che non sempre corrispondono però alle condizioni di maggior disagio! – sono soprattutto le regioni centro meridionali, in particolare tirreniche e le isole maggiori. Le regioni settentrionali, rimanendo più ai margini della struttura barica, risentono infatti in misura minore dei suoi effetti e “approfittano” talvolta di qualche infiltrazione di aria lievemente più temperata di matrice atlantica e di una frequente attività temporalesca sui monti.

 

Fortunatamente, a rubare il palcoscenico mediterraneo al temutissimo Africano, nel periodo estivo interviene molto spesso l’Anticiclone delle Azzorre, che mostra connotati completamente diversi dal primo. La sua origine si colloca nel medio Oceano Atlantico, in prossimità delle omonime isole e la sua espansione verso il continente europeo può avvenire o lungo i paralleli, o in senso meridiano, arrivando talvolta a lambire il Circolo Polare Artico. 

L’Anticiclone delle Azzorre porta con sé aria piuttosto mite grazie alle temperate correnti atlantiche che lo accompagnano, ma, a differenza di quello Africano, le sue fasi di avanzata hanno in genere durata molto maggiore: ciò ostacola per lunghi periodi l’ingresso di perturbazioni nel bacino del Mediterraneo, con conseguente perpetrarsi  sulle nostre regioni di giornate soleggiate e asciutte. Il calore che così si accumula progressivamente e la concomitante assenza di piogge, possono quindi alla lunga rendere comunque elevato il senso di disagio, spesso maggiore in questo caso sulle regioni centro-settentrionali e tirreniche, più direttamente interessate dalla configurazione anticiclonica. Sulle regioni centro-meridionali adriatiche, al contrario, il richiamo di masse di aria più fresca e secca dai balcani, rende in genere climaticamente più gradevoli le giornate ai vacanzieri della riviera.

 

Insomma, in uno slancio di climatico ottimismo estivo, a ben vedere il bicchiere mezzo pieno lo si può vedere comunque, quantomeno  girando sottosopra lo Stivale a seconda delle situazioni per guardarlo dalla prospettiva migliore. O forse no. Perché non rari sono i casi in cui i due Anticicloni arrivano a fondersi, determinando una somma dei loro effetti e difetti. A quel punto, a meno di non appartenere a qualche specie a sangue freddo, non resta che armarsi di molta pazienza… E di una dose massiccia di granita! :))

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