L'Organizzazione Meteorologica Mondiale (World Meteorological Organization - WMO), Agenzia specializzata dell’ONU nel campo della meteorologia, celebra, ogni anno dal 1961, la Giornata Mondiale della Meteorologia (World Meteorological Day-WMD) il 23 marzo.

 

Come spesso accade per questa tipologia di eventi, l’appuntamento è un’occasione per portare all’attenzione del grande pubblico tematiche meteorologiche e climatologiche,  fare informazione, divulgazione scientifica, sensibilizzazione, e, ogni anno, approfondire un argomento specifico.

 

Il tema scelto per il 2018 è di interesse non solo per gli addetti ai lavori, (come ad esempio fu in alcune delle precedenti edizioni) ma coinvolge, letteralmente, l’intera popolazione del nostro pianeta.

 

Il titolo “Weather-ready, climate-smart, water-wise”, oltre a riassumere i tre principali ambiti di intervento del WMO, vuole sintetizzare il percorso da intraprendere per far fronte in maniera tempestiva ai pericoli dei sempre più numerosi eventi meteorologici estremi, per gestire in modo resiliente le conseguenze che il cambiamento climatico impone alle nostre vite, e per essere consapevoli del ruolo e dell'importanza della risorsa acqua.

Rispetto ai cambiamenti che stanno avvenendo nel nostro clima, con una velocità che non ha precedenti e le cui cause vanno ricondotte con predominanza assoluta alle attività umane, l’obiettivo di essere “climate smart” si realizza con diverse attività: dalle osservazioni meteorologiche al monitoraggio ambientale, dalla ricerca applicata allo sviluppo di sistemi previsionali e di servizi climatici in grado di produrre informazioni affidabili e basate sull’evidenza scientifica, che permettano di moderare i rischi e prendere le decisioni migliori.

Tali informazioni costituiscono, inoltre, la base per valutare l’efficacia delle misure volte alla progressiva diminuzione dei quantitativi di gas serra prodotti e immessi in atmosfera, e sono dunque fondamentali per permettere l’implementazione di processi di mitigazione e adattamento ai cambiamenti climatici attraverso politiche ambientalmente corrette in tema, ad esempio, di scelte energetiche, trasporti, alimentazione: tutti fattori che contribuiscono significativamente al cambiamento climatico di origine antropica.

 

L’innalzamento del livello dei mari, o le maggiori difficoltà nel gestire la domanda di acqua a livello globale, sono solo alcuni degli aspetti più evidenti che legano il cambiamento climatico, il processo di crescita e urbanizzazione della popolazione mondiale, ed i nefasti effetti di inondazioni, alluvioni e siccità, imponendo una sempre maggior consapevolezza riguardo alla risorsa acqua. Essere “water-wise” significa aver sviluppato tale coscienza grazie a dati e informazioni veritiere, tempestive e utili e poter, di conseguenza, rispondere alle emergenze, previste e prevedibili.

 

Ma qual è, dunque, la condizione necessaria per essere, oltre che profondamente consapevoli e climaticamente smart, anche meteorologicamente pronti (“weather-ready”), tema primario e centrale di questa edizione del WMD?

Il WMO ritiene, a tale scopo, fondamentale la realizzazione di ciò che definisce “sistemi integrati di allerta precoce”: insiemi complessi e multidisciplinari che comprendono da un lato meccanismi di monitoraggio, previsione e valutazione del rischio meteo, e dall’altro procedure di comunicazione tempestiva e prassi di addestramento della popolazione in grado di creare i presupposti per una risposta immediata, che consenta di minimizzare o contenere potenziali devastanti danni degli eventi meteorologici.

Tali sistemi, per poter essere realmente efficaci, non possono prescindere dal coinvolgimento attivo delle persone, in termini di formazione e conoscenze (si pensi ad. es. alla creazione di una c.d. cultura del rischio, alle nozioni di meteorologia, ai programmi di educazione ambientale o ai protocolli comportamentali in caso di emergenza).

Vediamo quindi quali sono, secondo la definizione del WMO, gli elementi che caratterizzano tali sistemi, identificati dall’’acronimo MHEWS (Multi-Hazard Early Warning Systems), analizzando brevemente i 4 fattori fondamentali di cui si compongono:

 

Conoscenza del rischio complessivo

Sistemi differenti, per tipologia e disciplina, creano e analizzano i dati che ci permettono di valutare i rischi a cui una determinata popolazione è esposta, le capacità di farvi fronte (che dipendono dalla preparazione, dall’interazione e dalle caratteristiche comportamentali e sociologiche della popolazione)  ed i fattori sistemici che ne aumentano la pericolosità, come l’urbanizzazione incontrollata, i cambiamenti climatici, il degrado ambientale.

 

Attività integrate di monitoraggio e prevenzione

Il cuore del sistema di allerta è la produzione di informazioni utili per generare, quando necessario, le allerte. Caratteristiche necessarie di tali sistemi sono la tempestività, l’elevata qualità di dati e procedure, la prospettiva multidisciplinare ed il coordinamento delle autorità e degli enti coinvolti e incaricati delle decisioni.

Meccanismi di comunicazione e propagazione delle allerte

I messaggi, univoci, semplici da comprendere e da mettere in pratica, devono ovviamente arrivare nel minor tempo possibile alle persone cui sono destinati. La multicanalità serve ad assicurare la più ampia copertura e a sottolineare e rafforzare i messaggi, ma la loro efficacia dipenderà in gran parte dalla fiducia che le persone ripongono nell’emittente del messaggio. La creazione di tale rapporto, che necessita di tempi lunghi, affidabilità e coerenza nel tempo, è dunque il fattore chiave per la riuscita di questa tipologia di comunicazione.

 

Reattività e capacità di risposta

Sia la popolazione che le istituzioni devono essere in grado di rispondere alle allerte comprendendo i reali rischi, seguendo le indicazioni e i protocolli, reagendo nella maniera più corretta. Programmi di informazione al cittadino, progetti educativi ed esercitazioni consentono alle persone di prepararsi e allenarsi nelle risposte mentre i piani di gestione delle emergenze guidano le istituzioni in questi delicati frangenti.

 

Come si può facilmente intuire, ognuno di questi fattori qui brevemente riassunti è strettamente correlato agli altri, coinvolge differenti categorie di persone ed istituzioni ed ha caratteristiche ben precise, che il WMO ha scomposto in diverse check list, dando così indicazione di quali siano le migliori pratiche da seguire e gli elementi di ottimo a cui tendere.

Il materiale prodotto dal WMO, e di cui si suggerisce la lettura, è qui riportato nella sua versione integrale e originale.

 

 

Fondazione OMD, da tempo impegnata sul fronte della sensibilizzazione e della creazione, nel nostro Paese, di una cultura meteorologica  e di gestione del rischio meteoclimatico, raccogliendo lo spunto offerto dalla giornata meteorologica mondiale di quest'anno, ha coinvolto Filippo Thiery, meteorologo, funzionario del Dipartimento Nazionale di Protezione Civile e divulgatore scientifico, per puntare l'attenzione sull'Italia e fare il punto della situazione su questi temi.

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