Dove trovare l'eterna primavera?

5-Apr-2017

 

Tenerife e più in generale tutte le 7 isole che compongono l’arcipelago delle Canarie sono note anche con l’appellativo de “le isole dell’eterna primavera”: questo soprannome è dovuto al loro clima, particolarmente mite tutto l’anno.

 

Il  clima mite delle Canarie è legato all’influenza della “corrente delle Canarie”, una corrente marina fredda che scorre da nord a sud parallela alle coste marocchine. Essendo una corrente fredda, essa compie un effetto mitigante sul clima delle aree circostanti.

 

​​Un altro elemento caratterizzante del clima delle Canarie è la presenza degli Alisei: essi sono venti costanti che spirano nelle regioni intertropicali, dai 30° di latitudine verso l’equatore; nell’emisfero boreale soffiano da nord-est a sud-ovest, in quello australe da sud-est a nord-ovest. L’esistenza di questi venti è dovuta al forte riscaldamento delle regioni equatoriali: l’aria calda, sollevandosi, crea un’area di bassa pressione la quale, di contro, richiama aria dalle zone tropicali occupate dalle alte pressioni: si vanno quindi a formare correnti che nell’emisfero boreale si muoverebbero da nord a sud ma che, a causa della rotazione terrestre e della Forza di Coriolis, subiscono una leggera deviazione verso ovest. Questi venti spirano tutto l’anno, ma la loro intensità è variabile e legata all’estensione dell’anticiclone delle Azzorre: le maggiori intensità si registrano prevalentemente nei mesi estivi.

 

Quindi, nonostante le Canarie si trovino poco al di sopra del Tropico del Cancro, il soffiare costante degli Alisei e la presenza delle correnti oceaniche più fredde rendono il clima gradevole anche nei mesi estivi, quando altrimenti sarebbe caldo torrido come nel vicino Nord Africa.

 

In realtà, però, l’effetto degli Alisei sul clima di queste isole è molteplice e dipende molto dalla morfologia di ognuna:  se il vento e la scarsa quantità di piogge la fanno da padroni a Lanzarote e Fuerteventura, caratterizzate da assenza di rilievi significativi, ben diversa è la situazione su altre isole dove si trovano montagne decisamente elevate (a Tenerife il Teide supera i 3700 metri!).

 

Nel versante settentrionale di queste isole gli Alisei inferiori, che dopo aver attraversato l’Oceano si sono caricati di umidità, vanno a sbattere contro le pareti montuose e le risalgono, condensando; la loro risalita è frenata dalla circolazione degli Alisei superiori, più secchi di quelli inferiori: si va a così formare, intorno ai 1500-1600 metri di altezza, il cosidetto “mare di nubi”, al di sotto del quale sono possibili precipitazioni, spesso sotto forma di quella che viene definita “pioggia orizzontale” (un incrocio tra la nebbia e delle vere e proprire precipitazioni); al di sopra di esso, invece, il cielo si presenta particolarmente terso e con visibilità ottima (non per nulla a Tenerife e La Palma sorgono osservatori astronomici tra i più importanti dell’emisfero boreale). In seguito a questo fenomeno, chiaramente, si hanno delle differenze climatiche sostanziali tra i differenti versanti delle isole in questione: in quello nord si registra il maggior quantitativo di precipitazioni e le temperature tendono a restare più basse; la vegetazione, inoltre, è particolarmente rigogliosa e qui sorgono anche estese foreste subtropicali.

 

Il versante sud, invece, è più asciutto e le temperature tendono a crescere maggiormente. Tuttavia le nuvole, qualche volta, riescono a fare capolino anche a sud, soprattutto dove le alture sono più basse: si tratta del tipico fenomeno che viene definito “sfondamento”.

 

Più raramente può succedere anche che aria continentale, proveniente dal Sahara, quindi da Sud-Est, raggiunga le isole dell’arcipelago, vanificando l’effetto benefico degli Alisei: si tratta della temuta calima. Questo fenomeno atmosferico è dovuto al gradiente barico che va a crearsi quando sul Nord Africa si ha una zona di alta pressione, mentre a nord delle Canarie si ha una depressione. La calima trasporta con sé la sabbia del deserto, con conseguenze sgradevoli in diversi ambiti: quando il fenomeno è particolarmente intenso, difatti, la visibilità diventa quasi nulla, a causa del pulviscolo in sospensione che rende anche l’atmosfera surreale, tanto da dover in alcuni casi chiudere gli aeroporti; inoltre la sabbia, particolarmente sottile, si infila anche tra porte e finestre ed entra nelle abitazioni, dando origine a possibili problemi respiratori. ​​Quando si verifica nei mesi estivi, inoltre, è associata ad un forte aumento delle temperature, le quali possono tranquillamente superare i 40°C; fortunatamente, però, il fenomeno è più tipicamente invernale e di durata limitata a pochi giorni.

 

Le isole orientali sono maggiormente interessate dalla calima; questo antipatico evento ha anche avuto la capacità, nel corso dei millenni, di apportare modifiche sostanziali ad alcune aree delle isole, come per esempio a Corralejo, nell’isola di Fuerteventura, dove oggi è possibile passeggiare tra enormi dune di sabbia che tanto ricordano quelle del Sahara.

 

Talvolta, inoltre, soprattutto nei mesi invernali a causa del ritirarsi dell’anticiclone delle Azzorre e al conseguente indebolimento degli Alisei, nuclei perturbati provenienti dall’Atlantico settentrionale raggiungono l’arcipelago, apportando piogge e temporali, specie sulle isole più occidentali, e neve alle quote più elevate. ​​

​In presenza di fenomeni particolarmente intensi, con forti venti e precipitazioni abbondanti in limitati lassi di tempo, si creano situazioni di disagio, anche a seguito di  frane e smottamenti: per questo non è insolito vedere, in alcune zone delle isole, cartelli che invitano a non circolare in auto in caso di pioggia o maltempo!

 

Fortunatamente questi episodi perturbati hanno di solito breve durata.

 

Vento, nuvole, nebbia, pioggia e sabbia in sospensione: ma non erano le isole dell’eterna primavera? Sì… D’altronde la primavera è il periodo del clima mite… ma è anche la stagione instabile e dinamica per eccellenza.

 

 

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