• Giuseppe Frustaci

La meteorologia urbana all’EGU21


Nella seconda metà di aprile si è svolta in modalità virtuale l’annuale Assemblea generale dell’European Geophysical Union. L’EGU spazia su settori disciplinari molto differenziati, coprendo tutti gli aspetti del sistema Terra, dalla dinamica del suo interno alle sue relazioni con lo spazio esterno: il Sole in primis, ma fino a considerare anche gli effetti della radiazione cosmica. Naturalmente l’atmosfera, nei suoi vari aspetti, è ampiamente coperta dal programma scientifico e in questo ambito la meteorologia e la climatologia urbana vi occupano uno spazio che sta progressivamente aumentando di qualità e importanza: come del resto avviene anche in altri contesti sulla spinta degli obiettivi di sviluppo sostenibile dell’ONU e gli indirizzi delle sue Agenzie specializzate, non ultimo il WMO, e con le conseguenti ricadute sulle politiche comunitarie e nazionali che ormai non mancano.


In Europa la sessione dell’EGU dedicata a questo tema è certamente una delle più intense e specializzate del settore con oltre 50 lavori presentati in ciascuna delle ultime edizioni: rappresenta pertanto un interessante e proficuo momento di approfondimento e aggiornamento specialistico su quanto viene sviluppandosi per la conoscenza dello strato limite urbano e per le applicazioni pratiche.


FOMD, dopo la presentazione orale all’edizione del 2019, ha partecipato anche a quella di quest’anno. Il lavoro presentato riassume l’attività originale svolta nel quadro del Progetto ClimaMi che ha portato alla produzione di mappe ad alta risoluzione spaziale (a 100 e a 30 m) di temperatura dell’aria per la città di Milano ed un’ampia area circostante. Le mappe, raccolte poi nell’Atlante delle Temperature pubblicato sul sito del Progetto, sono ottenute dall’integrazione di classiche misure in superficie e alla sommità dell’inviluppo degli edifici (principalmente dalla rete osservativa urbana della Fondazione) con le stime di temperatura del suolo ricavate da satelliti. La metodologia, basata su tecniche geostatistiche, consente in particolare:

  • studi climatologici molto più dettagliati e approfonditi che in passato, in particolare in relazione all’Isola di Calore urbana;

  • aggiornate applicazioni professionali nelle progettazioni ingegneristiche e urbanistiche nel quadro pubblico delle attività di adattamento urbano al cambiamento climatico;

  • specifiche procedure di verifica degli effetti termici di interventi urbanistici sull’ambiente direttamente percepito dalla popolazione fuori dagli edifici.

La presentazione è stata oggetto di interessanti confronti e discussioni nelle “Chat Rooms” dedicate per singoli argomenti comuni, rese disponibili agli autori negli intervalli e a conclusione della sessione che ha occupato un’intera giornata.


A conclusione, un commento sulla modalità virtuale di un’assemblea così vasta e articolata come l’EGU. L’adozione di una piattaforma in rete diventata molto comune nell’ultimo anno, facile da usare e abbastanza flessibile, e la possibilità di caricare presentazioni (anche pre-registrate) e altro materiale e “links” a siti esterni ha consentito da un lato una presentazione spedita ma sufficientemente informativa dei lavori proposti (2 minuti ciascuno su un’unica diapositiva, superando la tradizionale distinzione tra presentazioni verbali e poster), dall’altro la possibilità di discutere efficacemente sulla base di un più vasto materiale nelle diverse Stanze virtuali aperte per aree tematiche.


Esprimendo un’opinione molto soggettiva e forse un po' contro-corrente, queste assemblee e conferenze in modalità virtuale, ovviamente se ben organizzate e gestite (la piattaforma inizialmente prevista per l’EGU ha avuto seri problemi, cui si è rimediato ricorrendo a quella sopra ricordata, molto diffusa e certamente più stabile), consentono uno scambio d’informazioni più efficiente e produttivo che non le classiche edizioni in presenza, per non parlare del vantaggio economico e per l’ambiente con l’eliminazione o almeno la riduzione dei trasferimenti su distanze medio-lunghe: senza nulla voler togliere, beninteso, all’importanza degli scambi personali diretti e “in presenza”!


L’impressione è che il progresso tecnologico e l’esperienza pratica guadagnata in questo anno di pandemia non potrà che influenzare profondamente la modalità di svolgimento di questi incontri internazionali: una modalità “ibrida” (in presenza ma accessibile anche in remoto) appare oggi come la più probabile e vantaggiosa una volta tornati alla normalità dopo l’emergenza: vanno ovviamente individuate le più idonee soluzioni tecniche, che certamente non mancano.

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