Il riscaldamento sta accelerando e non è un’impressione
- Antonello Pasini

- 17 ore fa
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Aggiornamento: 8 minuti fa

di Antonello Pasini
Fisico del clima, CNR
Direttore scientifico di Fondazione Osservatorio Meteorologico Milano Duomo
Tutti ci siamo resi conto che gli ultimi anni sono stati particolarmente caldi, e i dati climatici ce lo confermano a livello globale. Spinti da questo fatto, diversi studi scientifici hanno cercato di stabilire se il riscaldamento globale abbia subito un’accelerazione nell’ultimo decennio. Ma, a causa di fattori naturali del clima che rendono le serie storiche più variabili da un anno all’altro e rischiano di mascherare le tendenze globali, i risultati erano finora piuttosto contrastanti.
Ma quali sono questi fattori naturali? Per esempio, l’oscillazione del Pacifico tropicale detta “El Niño Southern Oscillation (ENSO)”: sappiamo bene, infatti, che nella fase di El Niño di questa oscillazione le acque superficiali di quella zona del Pacifico si riscaldano e questo fenomeno influenza, direttamente o indirettamente, buona parte del pianeta, conducendo ad anni particolarmente caldi a livello globale. Nella fase di La Niña, invece, le acque si raffreddano e succede il contrario. Poi ci sono le polveri vulcaniche in atmosfera che, se presenti in grandi quantità, possono fungere da schermo all’energia che ci arriva dal Sole e raffreddare temporaneamente la superficie del pianeta e l’atmosfera sovrastante. Infine, proprio il ciclo di 11 anni dell’energia solare che impatta sul pianeta favorisce il riscaldamento o il raffreddamento alla scala temporale di qualche anno.
A questo punto, una buona idea potrebbe essere quella di “depurare” le serie di temperature globali, che ci vengono dai maggiori centri internazionali di ricerca climatica, da questi fattori naturali, per vedere meglio se il riscaldamento globale di origine antropica sia stato veramente più forte negli ultimi anni. E infatti, i colleghi Foster e Rahmstorf lo hanno fatto recentemente [1], trovando effettivamente un’accelerazione del riscaldamento a partire dai primi anni del decennio scorso. Tuttavia, come ho mostrato in un articolo scritto insieme a Umberto Triacca dell’Università di L’Aquila e pubblicato il 20 giugno scorso [2], la loro analisi statistica non era tale da considerare assolutamente affidabili questi risultati: per i più esperti, posso dire che la loro analisi non considerava correttamente l’autocorrelazione presente nei residui del loro modello.
Nel nostro studio, quindi, abbiamo applicato un metodo di analisi diverso, tenendo conto correttamente di quest’ultimo aspetto. Questo metodo ci ha consentito di individuare un punto di “cambio di pendenza” nel nostro modello di trend continuo lineare a tratti, cambio che è sempre statisticamente molto significativo in tutte le serie storiche considerate dei maggiori centri di ricerca climatica. In pratica abbiamo evidenziato chiaramente un punto di svolta negli anni 2013-2014. Da quel momento, il tasso di aumento della temperatura globale è addirittura raddoppiato, passando da 0,16-0,18 °C/decennio (per il periodo prima del 2013-2014) a 0,34-0,42 °C/decennio (per gli ultimi 10 anni). Mostro i risultati graficamente nella figura che segue, mentre per ulteriori dettagli rimando direttamente al nostro articolo originale [2].

A questo punto è doveroso chiedersi a cosa possa essere dovuto questo “cambio di passo” del riscaldamento globale. Ebbene, la risposta onesta è che non lo sappiamo con precisione e che dobbiamo ancora studiare per avere un’analisi e una stima quantitativa delle cause. Per esempio, nella “depurazione” delle serie storiche non abbiamo considerato altri cicli naturali come la Pacific Decadal Oscillation (PDO) o l’Atlantic Multidecadal Oscillation (AMO), che però hanno effetti globali meno forti di quelli della variabilità considerata. Viceversa, ci sono parecchi indizi qualitativi di altro tipo e altamente impattanti: tra questi, alcune azioni umane e i loro feedback positivi sulla temperatura globale.
Dal punto di vista della CO2, né le emissioni né la sua concentrazione in atmosfera sembrano mostrare un cambiamento radicale dal 2013-2014: la concentrazione, per esempio, ha un trend in salita quasi lineare, direi leggermente parabolico, senza “scatti”. Ci saranno allora influssi meno considerati oppure indiretti (feedback aumentati delle nostre azioni o del riscaldamento già da noi innescato)?
Ricordo che la temperatura media globale alla superficie terrestre è una temperatura di equilibrio energetico tra quella che entra e quella che esce dal pianeta. Se la radiazione infrarossa uscente è assorbita dai gas a effetto serra in maniera un po’ maggiore, ma senza scatti particolari, ci saranno stati cambiamenti più bruschi in quella riflessa dal pianeta verso lo spazio esterno? Sarà cioè cambiato il rapporto tra energia riflessa (Er) ed energia totale solare incidente (Ei)? Sarà cambiata l’albedo terrestre A=Er/Ei?
Ebbene, le emissioni antropiche di solfati, specie quelli dalle navi, mostrano un notevole abbassamento dai primi anni del decennio scorso: si ricordi che i solfati riflettono gran parte della luce solare e inducono quindi un raffreddamento. Se li togliamo (anche per leggi ambientali di tutela sanitaria) favoriamo quindi un maggiore riscaldamento del pianeta. Inoltre, questa riduzione dei solfati non favorisce più la formazione di nubi tramite i loro nuclei di condensazione e in effetti, anche a causa del riscaldamento, si è notata una diminuzione della nuvolosità bassa e riflettente, specie sugli oceani. Infine, i ghiacci continuano a fondersi, ma a un ritmo accelerato, e la superficie terrestre diventa più scura, assorbe più calore e riscalda di più l’atmosfera sovrastante.
Insomma, si comincia a vedere un rinforzo di certi feedback innescati dalle nostre azioni? Se così fosse effettivamente, la salita più ripida cui assistiamo sarebbe preoccupante. Ma, come sempre, la ricerca continua, ovviamente per cercare di capire sempre di più, ma anche nella speranza che la migliore comprensione conduca finalmente a mettere in atto azioni concrete e fattive per il contrasto alla crisi climatica. In ogni caso, come scriviamo anche nelle conclusioni dell’articolo scientifico, in questo contesto, in cui assistiamo a un nuovo cambiamento ma non ne comprendiamo ancora le cause specifiche, riteniamo che diventi ancora più importante agire negli ambiti che possiamo controllare per ridurre al minimo l’impatto umano sull'aumento delle temperature.
Ma vorrei chiudere venendo a casa nostra, in Italia. Non è che questo “cambio di passo” della temperatura si può vedere anche a livello regionale o locale? In questo caso sarebbe significativo soprattutto per gli impatti sull’ambiente in cui viviamo quotidianamente e che, ovviamente, si valutano accuratamente solo a livello locale. Vi mostro allora un grafico, tratto da una serie di studi, fatto proprio dalla nostra Fondazione nell’ambito del progetto “ClimaMi” e relativo alle temperature medie annuali nella stazione storica di Milano Centro [3].

Come si può notare, un semplice test statistico (test di discontinuità di Pettitt) applicato alla serie milanese delle temperature medie annuali a partire da fine ‘800, mostra che anche a Milano si registrano a partire dalla metà degli anni ’80 una serie di salti climatici (Change Point) sempre più ravvicinati di cui l’ultimo proprio nel 2013. Questi salti definiscono “finestre climatiche” caratterizzate da livelli medi di temperatura (in viola, nel grafico) progressivamente più elevati. Sarà una casualità o anche in qualche altro sito italiano si vede una “accelerazione” del riscaldamento in quegli anni che ricorda quella da noi trovata a livello globale?
La figura che segue mostra la situazione del regime termico in sei città campione in Italia, dal punto di vista delle medie trentennali di temperatura, ovvero i cosiddetti CLINO (CLImatological NOrmal period).
I CLINO del WMO (World Meteorological Organization, i.e. Organizzazione Mondiale della Meteorologia) sono medie di 30 anni che non si intersecano ma si susseguono (barre blu nei grafici della figura) e definiscono il clima locale. Il clima attuale, secondo la definizione del WMO, è definito dal periodo 1991-2020.
I climatologi si preoccupano quando una media trentennale, calcolata sfasando il periodo di un solo anno e non di 30 anni (es. 1991-2020, 1992-2021, 1993-2022), si muove così velocemente come mostrano i grafici a barre.

Certamente a livello locale le cause di variabilità sono ancora più accentuate di quelle a livello globale: si pensi solo all’influenza dell’AMO o della North Atlantic Oscillation (NAO) sulle temperature di Milano. Occorrerebbe allora effettuare un’analisi che depuri le nostre serie climatiche da queste e altre variabilità che possano mascherare il trend antropico e valutare la significatività statistica di questi cambiamenti.
Chissà che non riusciamo a farlo in futuro?
Ancora una volta la ricerca continua e gli occhiali della scienza ci possono permettere, fortunatamente, di vedere sempre meglio.
Riferimenti bibliografici
[1] G. Foster & S. Rahmstorf, “Global warming has accelerated significantly”, Geophysical Research Letters (2026), 53, e2025GL118804. https://agupubs.onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1029/2025GL118804
[2] U. Triacca & A. Pasini, “Recent Structural Breaks in Global Temperature Series: Evidence from a Changepoint Analysis”, Climate (2026) 14(6), 129. https://www.mdpi.com/2225-1154/14/6/129
[3] Progetto ClimaMi “Climatologia per le attività professionali e l'adattamento ai cambiamenti climatici urbani nel milanese”, https://www.progettoclimami.it/ , 2019-2022; dati, mappe e casi studio in https://www.progettoclimami.it/si-cu

















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