Ad ogni fuso il suo Capodanno

28-Dec-2016

 

Lasciati alle spalle Natale e Santo Stefano lo sguardo volge subito verso l’ultimo giorno dell’anno e i festeggiamenti per il Capodanno 2017. Come da tradizione, già al telegiornale delle ore 13 del 31 dicembre verranno trasmesse le immagini dei fuochi di artificio che celebrano il passaggio al nuovo anno per quelle Nazioni lontane dall’Italia, il cui fuso orario segna già che è arrivata la mezzanotte e con lei il 2017.

 

Ma cosa sono i fusi orari?

 

I fusi orari sono spicchi della superficie terrestre all’interno dei quali è fissata per convenzione un’ora esatta. Sono stati definiti supponendo la Terra come una sfera e dividendo i 360° della rotazione terrestre per 24 ore, ovvero per il tempo impiegato dalla Terra ad effettuare una rotazione completa su sé stessa. Si ottengono così 24 spicchi, ciascuno con un’ampiezza di 15°, a cui si dà il nome di fusi orari. All’interno di essi, viene stabilita per convenzione un’ora, che è quella corrispondente al meridiano centrale del fuso, che è quello che taglia a metà lo spicchio.

 

Oggigiorno i fusi orari sono definiti rispetto al “Tempo Coordinato Universale” (abbreviato in UTC), che corrisponde al fuso orario di riferimento a partire dal quale sono calcolati tutti gli altri fusi orari del mondo. L’UTC, che viene determinato tramite misurazioni condotte da orologi atomici, coincide, a meno di approssimazioni infinitesimali con “Tempo medio di Greenwich” (Greenwich Mean Time, GMT), ovvero con il fuso orario passante per il meridiano zero (longitudine 0°) che passa attraverso l’Osservatorio reale di Greenwich a Londra, in Inghilterra.

 

 

Per la definizione di fusi orari, viene aggiunta (UTC +) o sottratta un’ora (UTC -) per ogni fuso orario che si trova rispettivamente ad est o ad ovest del meridiano primo. Ad esempio a Roma vige il fuso orario UTC+1 mentre New York ricade nel fuso orario di UTC -5. Quando a Londra sono le 12:00, a Roma sono le 13:00 e a New York le ore 7:00.

I fusi orari sono però degli spicchi soltanto idealmente: i confini delle aree dei fusi orari sono irregolari, in quanto determinati dai confini degli Stati o da scelte politiche, sociali o economiche, che fanno ricadere uno Stato all’interno del fuso orario adiacente piuttosto che nello spicchio corretto. Ne è un esempio la Francia, il cui territorio cade nella fascia longitudinale dell’Inghilterra, ma assume per motivi economici-commerciali il fuso orario italiano. Nella maggior parte dei casi, i fusi orari si discostano dall’UTC per grandezze intere, ovvero per multipli di 1 ora; esistono però degli Stati il cui fuso orario differisce di 30 o 45 minuti rispetto all’ora intera che dovrebbe assumere. Ad esempio, in alcune regioni dell’India vige il fuso orario UTC +5.30 mentre in Nepal si assume il fuso UTC +5.45.

 

 

In linea di massima, va aggiunta un’ora per ogni fuso orario attraversato spostandoci da ovest verso est e, al contrario, sottratte tante ore quanti sono i fusi orari “oltrepassati” muovendoci in direzione opposta. Va però prestata particolare attenzione ai cambi di orario dovuti all’introduzione dell’ora legale, non utilizzata in tutti gli Stati e la cui data di inizio può variare a seconda delle Nazioni e a seconda degli emisferi. Un esempio: la Nuova Zelanda, il cui orario è normalmente UTC+12, diventa UTC+13 quando, durante la primavera australe, avviene il passaggio all’ora legale.

 

Chi ha inventato i fusi orari?

 

L’introduzione vera e propria del Sistema dei Fusi Orari avvenne nel 1884 durante la Conferenza Internazionale dei Meridiani, tenuta a Washington, in cui vennero stabilite le regole generali del Sistema, entrate in vigore a partire dal 1 novembre dello stesso anno. L’esigenza di “fissare” degli orari fu conseguente alla necessità di un coordinamento delle diverse ore locali esistenti in luoghi differenti. Il miglioramento dei mezzi di trasporto, in particolari quelli ferroviari, che consentì di ridurre i tempi di viaggio, e il crescente utilizzo dei telegrafi resero infatti opportuno stabilire ore locali in modo ben definito. Fino ad allora, il tempo veniva misurato sulla base di ore locali legate al mezzogiorno e di conseguenza dipendenti dalla longitudine del luogo.

 

Linea internazionale del cambiamento di data

 

Sempre nel 1884 fu stabilita l’esistenza della Linea Internazionale del Cambiamento di Data: una linea immaginaria sulla superficie terrestre a partire dalla quale si inizia a contare ogni nuova giornata muovendosi da est verso ovest. Attraversandola da ovest verso est, ovvero dall’America verso l’Asia, si salta un giorno, mentre da est verso ovest (dall’Asia all’America) si “rientra” nella medesima data ed è come se la si contasse due volte.

La linea del cambiamento di data è stata introdotta poiché, con il sistema dei fusi orari (spostamento delle lancette avanti e indietro di un’ora per ogni fuso orario attraversato da ovest verso est o da est verso ovest) compiendo il giro del mondo si tornerebbe al punto di partenza con 24 ore in più o in meno a seconda della direzione del viaggio.

Questa linea immaginaria segue in gran parte il 180° meridiano, soprattutto quando questo passa in mare aperto. Subisce invece deviazioni verso est o verso ovest, abbandonando così la sovrapposizione con il 180° meridiano, nel momento in cui passa sopra la terra ferma in modo tale da non avere lo stesso Stato diviso su due date differenti o che Isole adiacenti alla linea di cambiamento di data abbiano la medesima data del paese di appartenenza.

 

Il giro del mondo in 80 giorni

 

E’ proprio grazie al giro del mondo eseguito viaggiando da ovest verso est che i protagonisti del libro di Jules Verne (Il giro del mondo in 80 giorni) riuscirono a vincere la scommessa di compiere il giro del globo in 80 giorni. Viaggiando infatti sempre verso oriente, cioè spostandosi dall’Asia all’America, guadagnarono “sul calendario” quel giorno in più che gli consentì di rientrare a Londra esattamente 80 giorni dopo la loro partenza.

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