• Pamela Turchiarulo

L'appetito vien giocando...


“Fate in modo che l'istruzione infantile sia un modo per divertirsi. I bambini imparano giocando, l'istruzione imposta non resta nell'anima” (Platone)


Nessuno meglio di chi, come noi, da anni costruisce progetti didattici e li sperimenta con mano portandoli in prima persona nelle classi si può rendere conto di quanto fondamentale sia riuscire a coinvolgere ed emozionare bambini e ragazzi per farli appassionare a ciò che si vuole loro trasmettere e ad interiorizzare realmente contenuti ed esperienze perché possano farne tesoro per la loro futura crescita sia come studenti che come persone. Proprio per questo, un progetto educativo realmente efficace non può limitarsi a divulgare nozioni, ma deve anche saper emozionare, divertire e creare un’empatia con il target a cui si rivolge, individuando, di volta in volta, quello che può essere il migliore canale comunicativo per riuscirci.

Certo, quando gli argomenti di cui si tratta sono quelli di cui un meteorologo si occupa e si fa portavoce nelle aule, il compito è sicuramente più semplice, sia per il fascino intrinseco che hanno, sia per la loro forte attualità, che spesso tocca da vicino la sensibilità degli alunni. Ma è allo stesso tempo indubbio come la modalità ludico didattica con cui approcciamo e coinvolgiamo i ragazzi sia durante le lezioni sia dando loro ulteriori spunti e strumenti ludici con cui possono in un secondo tempo tornare a giocare e divertirsi con i contenuti del progetto, sia il valore aggiunto che permette in maniera definitiva di conquistare il loro entusiasmo e la loro attenzione verso ciò che ci interessa possano interiorizzare.

E di ciò, l’esperienza del nostro progetto Nuvole a Motore, che da tre anni ormai porta nelle scuole del lodigiano i temi della meteorologia, dell’energia e del cambiamento climatico e che proprio dell’aspetto giocoso, sperimentale e cooperativo nel trasmetterli fa uno dei suoi imprescindibili punti di forza, ce ne ha fornita ulteriore conferma.

Vedere i bambini divertirsi, immaginandosi meteorologi alle prese con una previsione del tempo o concorrenti di un quiz televisivo impegnati a fornire la corretta risposta su quale sia il comportamento più climaticamente sostenibile in una certa circostanza, sentire i loro racconti entusiasti su quanto gli sia piaciuto giocare con la app di realtà aumentata e imparando, ad esempio, a “dosare” le piogge in modo tale da evitare siccità o esondazioni, è per noi consapevolezza che quei contenuti verranno molto più facilmente assimilati.

E se questo è sempre stato vero in generale, certamente lo è stato ancor di più in questo ultimo difficile anno scolastico, in cui la scuola è stata costretta a reinventarsi in una modalità inedita e spesso difficoltosa, alla quale anche Nuvole a Motore ha dovuto adattarsi. Ma proprio grazie ad una riprogettazione che ha puntato ad enfatizzare l’aspetto giocoso e divertente del percorso per sopperire alle inevitabili maggiori difficoltà di un coinvolgimento a distanza dei ragazzi, anche quest’anno il loro interesse è stato catturato.

Ad ulteriore conferma del fatto che questa non sia solo una nostra considerazione, ma una realtà condivisa da parte di chi, come noi, si dedica alla formazione scientifica dei più giovani, intervengono le parole di Benedetta Scanni, naturalista e socio amministratore di Associazione Didatttica Museale (ADM), che abbiamo coinvolto in una breve intervista, per conoscere la sua opinione sul tema dell’utilizzo del gioco come strumento didattico:

Nel lavoro di progettazione didattica, che da ormai oltre 25 anni svolgo in ambito museale e scientifico, ho sempre avuto modo di constatare come un approccio ludico alle tematiche scientifiche possa essere estremamente utile per interiorizzare concetti difficili da spiegare a parole e come ciò che viene appreso attraverso la ‘gamification’ venga generalmente ricordato più a lungo nel tempo. Il gioco è infatti la più potente forma di apprendimento poiché attiva un profondo coinvolgimento emotivo, che consente di memorizzare in maniera più efficace l’esperienza fatta. Inoltre il gioco, se strutturato in modo corretto rispetto al target coinvolto, valorizza le capacità di ognuno, incentiva la cooperazione e sviluppa il confronto tra pari o intergenerazionale".

E alla nostra domanda circa un’esperienza che lei ricordasse in modo particolare per questo aspetto, Benedetta ha risposto così: Senza dubbio quella de “La principessa sul pisello”, un’attività di gioco a squadre per famiglie con bambini dai 3 ai 6 anni, che ho realizzato presso l’Orto Botanico di Padova nell’ambito di un festival dedicato alla biodiversità botanica e alla fisiologia vegetale, temi certamente non semplici da far comprendere a bimbi così piccoli. Partendo dal vissuto degli utenti e dai linguaggi a loro più congeniali, ho pensato di coniugare il gioco alla favola invitando le famiglie ad una sfida, che le ha viste cimentarsi nella ricostruzione di baccelli di diverse piante leguminose. L’attività è stata accolta con grande entusiasmo da bambini e genitori, concitati e divertiti dall’atmosfera di sana competizione che si è venuta a creare e che ha enfatizzato anche l’aspetto di complicità intra familiare, rafforzando il momento emotivo”.

Dello stesso avviso è Enea Montoli, docente di matematica e fisica in un liceo milanese e ricercatore presso Fondazione OMD, ideatore di ‘Renovatio Quest’, un progetto didattico che consiste in una serie di videogiochi appositamente sviluppati per affiancare e supportare la didattica tradizionale e rendere così più leggero l’apprendimento della matematica e della fisica.

Alla nostra domanda su come accolgano i suoi studenti la tanto insolita quanto coinvolgente proposta, Enea ha risposto che: “Gli alunni e le alunne reagiscono molto positivamente: in tanti restituiscono in anticipo sui tempi i compiti assegnati tramite videogioco, spesso affrontando più volte i livelli per risolvere un maggior numero di questioni ed aumentare così i punti totalizzati. Inoltre, alcuni studenti, che hanno maggiori difficoltà con la materia, trovano anche un supporto motivazionale allo svolgimento degli esercizi”. Mentre sul valore aggiunto nell’utilizzo del videogame rispetto ad altri strumenti ludici, Enea è convinto che: “I videogame hanno diversi elementi in più rispetto ad altri metodi ludico-didattici. Grazie a meccanismi di remunerazione immediata, infatti, promuovono la motivazione e forniscono anche un potente strumento di autovalutazione. Inoltre, grazie alla presenza al loro interno di un filo narrativo, invogliano il giocatore/studente a sapere “come va a finire”; è proprio questo desiderio di conoscere la conclusione della trama che spesso costituisce la maggiore spinta a ingaggiarsi con un videogioco didattico”.

Se dunque la scelta della modalità ludico didattica più efficace è da relazionarsi all’età dei destinatari, alla tipologia degli insegnamenti che si intende trasmettere loro e agli aspetti psicologici ed emotivi che si vuole sollecitare, dall’altra è indubbio che, in generale, l’utilizzo di strumenti di questo tipo possa rappresentare un valido, innovativo e coinvolgente supporto nelle attività di insegnamento. E il fatto che anche molti corsi di formazione lavorativa stiano introducendo il gioco tra le modalità di apprendimento, dà conferma che il discorso sia valido in realtà non solo nel mondo dei bambini, ma anche in quello degli adulti.


Del resto se giocando si impara e di imparare non si smette mai, è allora altrettanto evidente che per giocare non è mai troppo tardi.

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