• Samantha Pilati

That's Vapore!


Quando si parla di meteorologia o di record meteorologici si pensa quasi sempre a temperatura e precipitazioni: se le temperature salgono, o scendono, al di sopra di determinati valori o se le piogge cadono incessantemente per giorni, subito ci si domanda se siano stati superati record storici; difficilmente, però, qualcuno si domanderà se è mai stato più o meno umido. Non più tardi di due settimane fa, per esempio, in molte zone dell’alta Lombardia, a seguito dell’ingresso di aria favonizzata, e quindi più secca, da nord si sono registrati valori di umidità relativa anche inferiori al 5%, tipici sicuramente più di alcune zone desertiche che delle lande lombarde; malgrado ciò, tranne che tra gli addtti ai lavori e tra gli appassionati, il fenomeno è passato abbastanza in sordina.


In realtà in meteorologia l’umidità è molto importante: ad essa non solo sono legati direttamente alcuni importanti fenomeni atmosferici, come la foschia e la nebbia, ma da questa si possono desumere anche altre importanti informazioni; è inoltre onnipresente nella nostra vita di tutti i giorni.


Ma cosa intendiamo quando parliamo di umidità?

L’umidità, o meglio la concentrazione di vapore acqueo presente in atmosfera, può essere descritta tramite diverse grandezze igrometriche: rapporto di mescolanza (mixing ratio), umidità specifica, umidità assoluta; generalmente, però, in meteorologia quando si parla di umidità ci si riferisce all’umidità relativa: essa è definita come il rapporto, in percentuale, tra la quantità di vapore acqueo effettivamente contenuta in una massa d’aria (umidità assoluta) e la quantità massima che la stessa massa d’aria potrebbe contenere alle medesime condizioni di temperatura e pressione: in pratica l’umidità relativa fornisce informazioni su quanto una massa d’aria è lontana o vicina alla condizione di saturazione. L’umidità relativa è quindi fortemente dipendente sia dalla quantità di vapore effettivamente presente nell’aria, sia dalle variazioni di temperatura: all’aumentare della temperatura è difatti richiesto un maggior quantitativo di vapore acqueo per raggiungere la saturazione.

Di conseguenza essa è soggetta a variazioni anche repentine nello spazio e nel tempo; questo è facilmente osservabile nel tipico andamento giornaliero dell’umidità relativa: nelle ore serali e notturne, quando la temperatura diminuisce, l’umidità relativa aumenta; a partire dalla mattinata, invece, all’aumentare della temperatura l’umidità relativa va a diminuire, sino a toccare i valori minimi nelle ore pomeridiane, in corrispondenza dei valori massimi di temperatura.

Anche un altro importante parametro meteorologico è fortemente legato all’umidità: la temperatura di rugiada (dew point). Essa indica la temperatura alla quale bisogna portare un gas, senza effettuare cambiamenti di pressione, affinché questo raggiunga la saturazione: il tasso di umidità relativa dell’aria è desumibile dalla differenza tra temperatura di rugiada e temperatura effettiva (tanto più è maggiore lo scarto tra i due, quanto più l’aria è secca).


Da questo parametro meteorologico si possono ricavare importanti informazioni sulla possibilità di formazione di nebbie, rugiada o addirittura brina; nei mesi estivi, invece, da questo valore si possono desumere indicazioni sul possibile sviluppo di temporali, anche di forte intensità. Inoltre, valori di dew point superiori ai 20°C sono associabili a condizioni di caldo afoso e quindi disagio fisiologico.


Effetti dell’umidità sul corpo umano

Come appena anticipato, valori di umidità più o meno elevati influiscono anche sul benessere fisiologico: per questo sono stati sviluppati nel corso degli anni diversi indici di calore, come l’Humidex o l’Heat Index che, utilizzando temperatura e umidità, stimano il disagio fisiologico causato dalla concomitanza di alte temperature ed elevati tassi di umidità (caldo afoso): valori elevati di umidità, difatti, rallentano l’evaporazione del sudore e, di conseguenza, l’organismo umano fatica a smaltire il calore, con successivo rischio, in condizioni particolarmente critiche, di collasso o addirittura di colpo di calore. Tuttavia, anche valori bassi di umidità, specie se associati ad alte temperature, possono portare a conseguenze spiacevoli, come la disidratazione.

Inoltre, nonostante negli ambienti molto umidi si riproducano con più facilità virus e batteri, nonché altri organismi come gli acari della polvere o le muffe, è invece con valori di umidità particolarmente bassi (sotto il 30-40%) che essi riescono ad essere maggiormente contagiosi: difatti, l’aria molto secca favorisce l’essicazione della mucosa nasale e, di conseguenza, l’attacco da parte di virus e batteri alle vie respiratorie. Nei locali chiusi, quindi, valori ideali di umidità, per sfavorire sia lo sviluppo di germi sia la loro trasmissione, sarebbero tra 40 e 60%.

L’umidità è importante anche per…

Oltre che per il benessere fisiologico, l’umidità ha una grande importanza in diversi campi: per esempio nell’industria alimentare e nella conservazione dei cibi, dove deve essere monitorata durante tutti i processi di lavorazione, ma anche nelle industrie farmaceutiche e in quelle dei semiconduttori.

Anche da un punto di vista artistico e culturale l’umidità ha una grande importanza: valori troppo elevati (o troppo bassi) di umidità e temperatura possono portare alla corrosione o alla rovina di opere d’arte; in particolare, risentono molto delle condizioni di umidità le opere realizzate su carta o su tela: non per nulla, difatti, le più importanti pinacoteche si sono dotate di termoigrometri che rilevano i valori di temperatura e umidità in maniera costante, segnalando eventuali anomalie e scostamenti dai valori attesi, per poter intervenire il prima possibile e ripristinare le condizioni ambientali ideali.





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