#springbreak

22-Feb-2018

Come abbiamo scritto recentemente in un post, il mese di gennaio si è chiuso con temperature ben sopra la media su gran parte del Paese.

Un lungo periodo così mite nel pieno della stagione invernale fa sì, come avviene sempre più frequentemente ormai, che nei giardini delle nostre città, con diverse settimane di anticipo, la primavera sia già sbocciata improvvisamente mentre, nelle campagne, vigne e alberi da frutto, impossibilitati a vivere appieno la fase di quiescenza, subiscano un risveglio anticipato, con fioriture anomale già nel mese di febbraio.

 

In città viviamo sempre con molto entusiasmo (non ce ne vogliano gli allergici) il magico, seppur brevissimo, momento in cui il tragitto che percorriamo per raggiungere il posto di lavoro si addolcisce improvvisamente con macchie di colore qua e là: il giallo caldo di forsizie e narcisi, il rosa delicato di magnolie e ciliegi o quello più intenso delle camelie.

Così, mentre gli alberi si riempiono di gemme e foglie nuove in tempi sempre più anticipati, il popolo degli instagramers prepara gli smartphone per snocciolare sulle bacheche dei social immagini di fiori e lunghi elenchi di ashtag “petalosi”, i più attenti riflettono sulle anomalie climatiche e gli agricoltori, invece, si preoccupano del fatto che un più che prevedibile, soprattutto in questo periodo dell’anno, calo delle temperature con conseguenti gelate può avere effetti disastrosi sulle piante in fiore e sulla raccolta estiva dei frutti.

 

Manca una settimana esatta all’inizio della primavera meteorologica e, se già in questi giorni le temperature hanno subìto un primo leggero calo, stando alla modellistica attuale, proprio a cavallo tra la fine della stagione invernale e l’inizio di quella primaverile, è prevista un’incursione di aria fredda di provenienza siberiana che sarà causa di un sensibile tracollo termico e potrebbe portare con sé piogge e nevicate anche in pianura.

Un periodo prolungato di freddo intenso, nel periodo più delicato del ciclo vitale di una pianta, ovvero quello del suo risveglio, danneggia irreparabilmente le gemme e mette a serio rischio la fruttificazione.

 

Gli agricoltori sono da sempre preparati ad affrontare quelle che vengono definite gelate tardive, ovvero forti abbassamenti di temperatura che, a partire da valori positivi, raggiunge valori inferiori allo zero a primavera ormai inoltrata. Se pur molto pericolosi per l’incolumità di interi raccolti, questi episodi non sono in realtà molto frequenti.

Diversamente, se le piante vengono indotte, in questo periodo dell’anno, ad un risveglio anticipato a fronte di inverni molto miti e poveri di piogge, la probabilità che si assista ad un crollo delle temperature per un periodo anche prolungato nella fase di gemmazione e fioritura è decisamente molto più alta.

Non sappiamo se l’ondata di freddo prevista per la prossima settimana comporti effettivamente un rischio per la raccolta di quest’anno, ci auguriamo di no, ma questo dovrebbe servire come spunto di riflessione in tema di riscaldamento globale, adattamento e resilienza.

 

La fioritura e la foliazione precoci sono uno degli effetti più evidenti del cambiamento climatico e, in particolare, dell'aumento della temperatura, ma non sono gli unici.

Come riporta la Coldiretti, aumentano anche le infezioni fungine o le infestazioni di insetti patogeni che proliferano per effetto delle più alte temperature.

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